dan-schiumarini-dcL8ESbsGis-unsplash copy.jpg

PNRR

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – PNRR

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) è il documento che il governo italiano ha predisposto per illustrare alla commissione europea come il nostro paese intende investire i fondi che arriveranno nell’ambito del programma Next generation Eu (NGEU). Il Pnrr si inserisce all’interno del programma NGEU, il pacchetto da 750 miliardi di euro concordato dall’Unione Europea in risposta alla crisi pandemica.
Il documento, descrive quali progetti l’Italia intende realizzare grazie ai Fondi Comunitari e delinea inoltre come tali risorse saranno gestite.
Il piano è stata realizzato seguendo le linee guida emanate dalla Commissione Europea e si articola su tre assi principali: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale. Il Pnrr raggruppa i progetti di investimento in 16 componenti, a loro volta raggruppate in 6 missioni:

 

1.     Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo stanziati complessivamente oltre 49 miliardi di euro;
2.     Rivoluzione verde e transizione ecologica stanziati complessivamente oltre 68,6 miliardi di euro;
3.     Infrastrutture per una mobilità sostenibile stanziati complessivamente oltre 31,5 miliardi di euro;
4.    Istruzione e ricerca stanziati complessivamente oltre 31,9 miliardi di euro;
5.    Coesione e inclusione stanziati complessivamente oltre 22,6 miliardi di euro;
6.    Salute stanziati complessivamente oltre 18,5 miliardi di euro;

 

Il Piano italiano prevede investimenti pari a 191,5 miliardi di euro, finanziati attraverso il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, ulteriori 30,6 miliardi di euro sono parte di un Fondo complementare. Il totale degli investimenti previsti è pertanto di 222,1 miliardi di euro. Sono stati stanziati, inoltre, entro il 2032, ulteriori 26 miliardi di euro da destinare alla realizzazione di opere specifiche e per il reintegro delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione. Nel complesso si potrà quindi disporre di circa 248 miliardi di euro. A tali risorse, si aggiungono quelle rese disponibili dal programma REACT-EU che, come previsto dalla normativa UE, vengono spese negli anni 2021-2023. Si tratta di fondi per ulteriori 13 miliardi di euro.
Il Pnrr avrà un impatto significativo sulla crescita economica e della produttività. Il Governo prevede che nel 2026 il Pil sarà di 3,6 punti percentuali più alto rispetto a uno scenario di base che non include l’introduzione del Piano. Il governo del Piano prevede una responsabilità diretta dei Ministeri e delle Amministrazioni locali per la realizzazione degli investimenti e delle riforme di cui sono i soggetti attuatori entro i tempi concordati, e per la gestione regolare, corretta ed efficace delle risorse.
Si tratta di un intervento epocale, che intende riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica, contribuire a risolvere le debolezze strutturali dell’economia italiana, e accompagnare il Paese su un percorso di transizione ecologica e ambientale. 

PNRR, Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo

La Missione 1 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza si pone l’obiettivo di dare una spinta decisiva al rilancio della competitività e della produttività del paese Italia attraverso una rivoluzione digitale che migliori la connettività per cittadini, pubbliche amministrazioni e imprese.
Gli investimenti previsti dalla Missione 1 sono idonei a garantire un deciso salto di qualità nel percorso di digitalizzazione del Paese.
La Missione 1 mira nel suo complesso a ridurre i divari strutturali di competitività, produttività e digitalizzazione e questo approccio unitario vuole ambire a produrre un impatto rilevante sugli investimenti privati e sull’attrattività del Paese, attraverso un insieme articolato di interventi incidenti su Pubblica Amministrazione, sistema produttivo, turismo e cultura.
 
La Componente 1 della Missione ha l’obiettivo di trasformare in profondità la Pubblica Amministrazione attraverso una strategia centrata sulla digitalizzazione, si vuole arrivare a rendere la Pubblica Amministrazione la migliore “alleata” di cittadini e imprese.

 

La Componente 2 della Missione ha l’obiettivo di promuovere l’innovazione e la digitalizzazione del sistema produttivo. Prevede quindi importanti interventi trasversali ai settori economici come l’incentivo degli investimenti in tecnologia (Transizione 4.0 – con meccanismi che includono l’utilizzo della leva finanziaria per massimizzare le risorse disponibili e l’ampliamento degli investimenti ammissibili), ricerca e sviluppo e l’avvio della riforma del sistema di proprietà industriale.
 

La Componente 3 ha l’obiettivo di rilanciare i settori economici della cultura e del turismo, che all’interno del sistema produttivo giocano un ruolo particolare, sia in quanto espressione dell’immagine del Paese, sia per il peso che hanno nell’economia nazionale, il solo turismo rappresenta circa il 12 per cento del Pil nazionale.
 

MIC2: Digitalizzazione, innovazione e competitività nel sistema produttivo

La Componente 2 della Missione 1 ha l’obiettivo di rafforzare la competitività del sistema produttivo rafforzandone il tasso di digitalizzazione, innovazione tecnologica e internazionalizzazione attraverso una serie di interventi tra loro complementari.
Le misure di incentivazione fiscale incluse nel Piano Transizione 4.0 sono un tassello fondamentale della strategia complessiva tesa ad aumentare la produttività, la competitività e la sostenibilità delle imprese italiane.
 

Il Piano costituisce un’evoluzione del precedente programma Industria 4.0, introdotto nel 2017, rispetto al quale è caratterizzato da tre principali differenze:
 
• L’ampliamento (già in essere a partire dal 2020) dell’ambito di imprese potenzialmente beneficiarie grazie alla sostituzione dell’iper-ammortamento (che per sua natura costituisce un beneficio per le sole imprese con base imponibile positiva) con appositi crediti fiscali di entità variabile a seconda dell’ammontare dell’investimento, ma comunque compensabili con altri debiti fiscali e contributivi;
 
• Il riconoscimento del credito non più su un orizzonte annuale, osservando gli investimenti effettuati in tutto il biennio 2021-2022 (dando così alle imprese un quadro più stabile per la programmazione dei propri investimenti);
 
• L’estensione degli investimenti immateriali agevolabili e l’aumento delle percentuali di credito e dell’ammontare massimo di investimenti incentivati.
 
Nel dettaglio la misura consiste nel riconoscimento di tre tipologie di crediti di imposta:
 
•         CREDITO IMPOSTA RICERCA E SVILUPPO;
•         CREDITO IMPOSTA BENI STRUMENTALI;
•         CREDITO IMPOSTA FORMAZIONE 4.0.