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Confermato il taglio dei fondi UE per la Regione Sicilia. Troppe truffe ed irregolarità

Aggiornato il: 1 lug 2019


BRUXELLES - «Gravi carenze nella gestione e nei controlli» dei Fondi europei.


È sostanzialmente questa la motivazione con cui la Corte Ue ha respinto definitivamente il ricorso dell’Italia contro il taglio di circa 380 milioni di euro ai fondi europei per la Sicilia (Por 2000-2006).


In pratica l'Ue non ha versato 380 milioni di euro di fondi stanziati per la Sicilia perché chi doveva controllare (la Regione) non ha controllato e questi fondi sarebbero finiti a fondo perduto in truffe e raggiri su progetti mai realizzati e comunque c'era il rischio che non fossero spesi per assenza di programmazione.


A partire dal 2005 la Commissione ha effettuato una serie di audit, riscontrando gravi carenze e varie irregolarità, alcune accertate dall’Olaf, l’organismo europeo anti frode. Il 17 dicembre 2015, la Commissione ha ritenuto che, a causa delle irregolarità «singole e sistemiche constatate», il contributo finanziario dovesse essere ridotto di 380 milioni.


L’Italia ha presentato un ricorso al Tribunale dell’Unione europea, che l’ha rigettato il 25 gennaio 2018. L’Italia ha quindi impugnato la sentenza davanti alla Corte di giustizia, che oggi respinge integralmente il ricorso dell’Italia, confermando le valutazioni del Tribunale.


La sentenza ha dato fiato alle trombe dell'opposizione. Secondo il deputato regionale del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione Bilancio all’Ars, Luigi Sunseri,  la decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea «di fatto certifica l'incapacità di politici e burocrati siciliani nella programmazione dei fondi europei».


Sunseri chiede al presidente della Regione Nello Musumeci di aprire «un’indagine interna perchè chi abbia sbagliato paghi. Non siano i cittadini siciliani a pagare gli errori dei singoli burocrati».


«La vicenda - spiega Sunseri - ha inizio nel 2005 quando la Commissione Europea effettuando una prima verifica contabile cominciò a notare evidenti e gravi irregolarità. Dopo questa prima verifica la Commissione ritenne che esistevano "carenze relative alla gestione e al controllo dell’intervento finanziario" e oggi la sentenza della Corte UE certifica questo ennesimo disastro. Purtroppo chi sbaglia in Sicilia rimane sempre al proprio posto e non si ha notizia dei funzionari che sono stati autori di questo ennesimo disastro. Per questa ragione, insieme al mio gruppo, ho chiesto al presidente della Regione Musumeci di avviare un’indagine interna per risalire ai responsabili che sono stati capaci di far perdere l’ennesima opportunità alla nostra comunità».


Immediata la replica di Musumeci, secondo il quale in Sicilia «continuiamo a pagare errori del passato per una cattiva gestione finanziaria. Miliardi di euro sottratti al territorio». Ma «chi ha sbagliato deve pagare» conclude il governatore.


Ora è chiaro che ci riferiamo agli anni fra il 2000 e il 2006 e sarà difficile - anche con una accurata indagine interna - risalire davvero a chi ha omesso i controlli, ai burocrati o politici che hanno permesso che la Sicilia, terra perennemente arretrata, perdesse 380 milioni di euro di fondi europei.


Ci auguriamo che la Regione riesca a individuare i responsabili, ma sembrano più dichiarazioni di facciata che reali intenzioni di punire chi ha sbagliato. E comunque vada la Sicilia ha definitivamente perduto soldi che sarebbero potuti essere utilizzati per progetti davvero utili all'Isola e ai siciliani.


fonte: il Giornale di Sicilia


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